La scienza per difendersi da internet e come farlo diventare un alleato

Nell’epoca della connessione permanente la quantità di informazioni a cui siamo esposti ogni giorno è enorme e questo può influenzare profondamente il modo in cui percepiamo il mondo. Non si tratta soltanto di una sensazione personale: diversi studi nel campo della Cognitive Psychology e della Neuroscience dimostrano che il cervello umano costruisce la propria idea della realtà anche in base alla frequenza con cui vede determinate informazioni. Quando una persona è continuamente esposta a notizie su crisi, conflitti o tensioni politiche, il cervello tende a interpretare questi eventi come più frequenti e più dominanti nella realtà di quanto siano in termini statistici. Questo fenomeno è spiegato dalla cosiddetta Availability Heuristic, cioè la tendenza della mente a giudicare più importanti o probabili gli eventi che vengono ricordati più facilmente.

Un altro elemento fondamentale è il funzionamento degli algoritmi delle piattaforme digitali. I social network utilizzano sistemi sviluppati nel campo dell’Machine Learning per analizzare le preferenze degli utenti e proporre contenuti simili a quelli già visualizzati o con cui si è interagito. Questo significa che se una persona legge spesso articoli o notizie politiche, il sistema tenderà a mostrargliene sempre di più. Nel tempo questo processo può creare quella che viene definita una Filter Bubble, una sorta di ambiente informativo in cui l’utente riceve prevalentemente contenuti simili tra loro, rafforzando una certa visione del mondo.

L’esposizione continua a problemi globali su cui non si ha alcun controllo diretto può inoltre generare un forte senso di impotenza. In psicologia questo stato è collegato al concetto di Learned Helplessness, cioè la percezione che le proprie azioni non possano cambiare una situazione percepita come troppo grande o complessa. Quando questo meccanismo si attiva, è comune provare frustrazione, ansia o pessimismo verso il futuro, soprattutto quando si pensa alle generazioni successive e alle condizioni del mondo in cui dovranno vivere.

Allo stesso tempo la ricerca suggerisce che esistono strumenti cognitivi utili per gestire questo tipo di esposizione informativa. Lo sviluppo del pensiero critico e della conoscenza permette di interpretare le informazioni in modo più consapevole e meno impulsivo. Dal punto di vista neuroscientifico questo processo coinvolge funzioni avanzate della Prefrontal Cortex, l’area del cervello che regola il ragionamento, la valutazione delle informazioni e il controllo delle emozioni. In questo senso la curiosità intellettuale, lo studio e la capacità di analizzare le fonti non rappresentano solo strumenti culturali, ma diventano anche una forma di difesa mentale in un ambiente informativo sempre più complesso e dominato da stimoli continui.

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